Le labbra nude

Racconti di Donne | lunedì 10 gennaio 2011

Ero distesa sul letto, dalla finestra un vento leggero che ballava sulle lenzuola che nuda mi toccavano e si erano piegate tra le labbra della mia fica ancora umidiccia e rossa. Mi ero addormentata nuda dopo aver fatto l’amore con Andrea che si era alzato da poco come il suo posto ancora tiepido accanto a me mi suggeriva.

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Mi ero addormentata dopo un lungo bagno in una vasca calda che aveva visto cadere ogni pelo fulgido e duro dai nostre ventri, dalle mie labbra e dal suo triangolo carnoso che presuntuoso e forte porta il suo cazzo. Era domenica, il primo caldo di primavera e la voglia di fuggire un po’ lontani dalla caotica città ci aveva portati in un appartamento sul mare che Massimo mi aveva consigliato e per l’occasione ci avrebbero raggiunti anche lui e Andrea per una cenetta tra di noi in terrazza. Tempo di fare un po’ di spesa, dove non mancarono i nostri togo sia fondenti che al latte, qualche barretta di kinder maxi, vino rosso per accompagnare il fiume dei nostri umori e del buon pesce da mangiare, in valigia l’indispensabile e partimmo.
Nell’alzarmi incalzai nella bottiglia di vino finita il sabato notte, i calici erano ancora sporchi delle nostre dita intinte di umori e sapori che avevamo lasciato mentre facevamo l’amore e bagnavamo le labbra con quel buon vino. Fu una notte meravigliosa e lunga passata tra la spiaggia e una cucina dove il bancone ci fece da letto per un antipasto che consumammo tra le nostre bocche e tra le nostre gambe così esageratamente sporche che al mattino Andrea propose un bagno caldo e io lo seguii con molto piacere proponendogli un bel gioco a cui non poteva dire di no.
Mi fermai a osservarlo steso sul divano che guardava un film, erano le quattro, fuori c’era ancora una luce bellissima che esaltava quelle macchie di rosso lasciate dal vino sul bancone dove invero c’era finita anche un po’ di calamarata. Un bacio sul suo ventre nudo da peli ispidi e corsi a preparare il caffè mentre seduta al bancone in cucina con le gambe nude e scalza, sorridevo sfiorando la tazzina vuota con le dita come se fosse la sua pelle e lentamente ripensavo a quella notte e a quel bagno caldo che qualche ora prima avevamo fatto. Il caffè saliva e intanto pensavo ai rumori dei nostri corpi su quel bancone dove ogni cosa era finita a terra o nascosta, ai gemiti delle nostre bocche, alle risate e alle parole che incitavano il suo cazzo ad affondare sempre più dentro me…a tutti quei suoni prima di quel dolce silenzio che ora riempiva quell’appartamento che sapeva di noi e lasciava entrare il rumore del mare che rompeva le riga e accompagnava il mio pensiero.

Quella sera avevamo cucinato insieme dopo una lunga passeggiata e non vi nascondo che approfittando della luce del tramonto e di un angolo intimo, un antipasto al mio Andrea lo avevo dato già in spiaggia dove passeggiando con una cannetta stretta tra le dita, le sue mani si erano intrufolate veloci tra le mie mutandine e si erano bagnate dei miei umori così tanto che il suo cazzo stava battendo contro il suo jeans, ridevo perché non eravamo proprio soli e non riuscivo a rispondere se non facendogli sentire una fica sempre più bagnata. La sua mano continuava a stringermi quelle labbra sempre più pronunciate fino ad arrivare a palpare le mie natiche e ad entrare con le dita bagnate dei miei umori in quel buchino dove lui già immaginava di incastrarsi per sbattermi fino a fermarmi il fiato. Lo presi per mano e cercai velocemente un angolo, sfilai dalla borsa il telo che avevo portato con me e lo stesi per terra, aprendogli con violenza la cerniera dei pantaloni gli cacciai di fuori un cazzo enorme che portai subito alla mia bocca e mangiai con voracità fino a sentirmi la cappella in gola che mi chiudeva ogni via; trasudavo saliva che scendeva su quel bastone che pochi secondi riusciva a stare fuori per poi essere risucchiato e sbattuto fino a inondare quella bocca di sperma.
“ahhhh…fantastico, troione mio eccoti qui servito il mio antipasto agrodolce, pastoso tra i denti, vellutato sulla lingua…buono da bere…ahahaha”…
Sembravo una ragazzina, cercavo di leccarmi qualche sbavatura di sperma dal viso, di sistemarmi e soprattutto lasciavo che quel fantastico manico ora svenuto ritornasse tra i pantaloni perché qualche passante non si accorgesse di nulla, ma in fondo che c’era di male…in fondo dovevamo solo correre a casa dove la fame di sesso e il languorino della bella maria aspettavano solo una cena.
Corremmo verso l’appartamento, Andrea si svestì e rimase indosso solo con una maglietta e la t-shirt, aprì una bottiglia di buon vino rosso e iniziò a baciarmi il collo e a togliermi il jeans lasciandomi solo con le mutandine strette ormai in mezzo alle labbra della fica a baciare il clitoride. Le sue mani scendevano sul seno, poi lungo i fianchi e io tremavo tra le sue mani calde e setose, sentivo l’odore della sua pelle, quasi lo mangiavo, mi stava sfiorando le gambe fino a entrarmi dentro e a eccitarmi sempre più. Mi avvicinò al frigo e iniziò a prendere i pomodori e il pesce per la calamarata, mentre con una mano continuava a toccarmi e a uscire e a entrare nella mia fica. Non avevo ben capito fin dove volesse arrivare, ma l’idea mi piaceva.
“hai voglia porca di qualche pomodorino fresco pieno di succo? Che ne dici se dopo ci mettiamo un po’ di crema sopra?!”
Mi sedetti sul bancone della cucina, divaricai le gambe e iniziai a toccarmi dal basso fino al clitoride mentre Andrea lavava i pomodorini e non staccava gli occhi da me. Mi si avvicinò, ne leccai uno bello rosso, lo morsi senza tocco dei denti per morderlo davvero lasciandomi cadere il succo addosso che cadde nell’ombellico e Andrea corse subito a infilarci la lingua per leccarlo tutto, scendendo lentamente sul mio ventre e iniziando con la punta del naso andò da lei, coperta da un velo leggero di peli che disegnavano un piccolo triangolo intorno alle labbra e si fondevano ai peli del suo pizzetto su quel morbido mento. Andrea mi leccò la fica con violenza, pian piano me ne stavo scendendo su quel bancone, con una mano mi tenevo e stridevo lungo le mattonelle, con l’altra afferravo con le mani la sua testa e la portavo a sbattermi la fica, a scoparmi senza fermarsi, a incastrarsi tra le mie cosce fino a fargli mancare il fiato. Finalmente raggiunsi un fantastico orgasmo e cosa che più mi faceva impazzire, venni tra le sue labbra; quando si alzò aveva il mento biancastro, rideva e mi diede un morso sul braccio lasciandomi un livido che mi sfiorai mentre pensavo e sorrisi nel provare quel dolorino.

Il suo cazzo stava scoppiando, il suo boxer era gonfio e respirava, sbatteva contro le mie gambe, lo sentivo pulsare e quell’odore di sesso aveva invaso la cucina fuso al profumo di vino. Scesi dal bancone, mi sfilai le mutandine, portai le sue mani sulle mie natiche e continuai a cucinare, porgendogli il mio culo leggermente messa a pecora per pulire bene il pesce da cucinare e lasciar mangiare il suo dal mio buchino. Andrea non aspettò molto, giusto il tempo di un passaggio nella bagnata fica per lubrificare il suo cazzo e iniziò a sfondarmi il culo, stringevo i calamari tra le dita, tagliavo i pomodorini e ogni gesto era seguito da un gemito che mi vedeva sbattere verso il ripiano della cucina. Lui mi teneva i fianchi stretti e continuava a scoparmi lasciando quella sua lingua stesa sul mio collo ormai rosso.
“passione mia prima di inondarmi il culo, dammi un goccio del tuo sperma su un pomodoro che avrò passato prima tra le mie labbra…dopo lo mangeremo insieme”
Andrea tirò fuori il suo manico, se le fece tra mani per qualche istante fino a spruzzare qualche goccia sul pomodoro come gli avevo chiesto, lo rimise di nuovo nel mio culo e venne.
Lasciai che si sedesse e continuai a cucinare; intanto la sera era scesa, qualche candela qui e lì, la tavola apparecchiata fuori in terrazza, un leggero vento a sfiorare quella pelle già tremolante e un bel piatto di calamarata ad aspettarci in tavola. Andrea prese la mia mano e la portò sotto al tavolo, mi sfiorò le gambe con un sensuale piedino e mi fece sentire il cazzo barzotto che cresceva di nuovo intanto che le sue mani mi lasciavano cadere la sua t-shirt un po’ larga e portavano fuori quasi il seno. Prese un po’ di pasta, si alzò portandomi al viso il suo ventre profumato di sesso, lasciò che un po’ di sugo cadesse sul seno per poi baciarlo e morderlo fino a far diventare duri come chiodini i miei capezzoli; mi aprì le gambe, mi abbassò la mutandina e poggiò sulla fica un po’ di pasta che mangiò su quel piatto aggiungendo quasi con timidezza “troia questi peletti potrebbero andare via?!”.
Continuammo a mangiare giocando, seduti a tavola ma giocando e non mancò il vino versato sul suo cazzo che leccai e pulii in ogni piega del manico che fu lucidato nella mia bocca, non macò vino sul mio seno e tra le mie labbra e in quel round venimmo insieme, l’uno dentro l’altro.
Il dolce lo servimmo a letto, dopo qualche ora passata a chiacchierare, a ridere, a vedere qui e lì qualche video porno avvolti da un lenzuolo steso tra di noi nudi e l’uno accanto all’altro. Non so a che ora ci addormentammo ma eravamo sporchi e felicemente distrutti.

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Al mattino Andrea mi svegliò, mi portò in bagno dove aveva preparato la vasca e accanto su un tavolino c’era la colazione:
“che bella idea tesoro, buongiorno…dammi due minuti e sono da te”.
Con ancora il lenzuolo a coprirmi corsi in camera e presi la lametta…era ora che quel velo di pelo andasse via e ci portasse carne su carne, più nudi che mai. Andrea mi aspettava già immerso nella vasca, una bella vasca grande e molto comoda, non mancava neanche l’olio di mandorla che avevamo portato per l’occasione. Vide la lametta e sorrise:
“vieni qui porcona mia, fatti lavare che sei tutta sporca, in particolare tra le gambe, ed è meglio che lo faccia io perché tu potresti non riuscire a pulirti bene nelle pieghe più interne”,
“ma certo, eccomi, tutta per te”.
Iniziammo a sfiorarci e a toccarci, l’acqua era ancora senza sapone ma calda e con qualche sale da bagno profumato, Andrea mi fece sedere e iniziò a toccarmela ed ecco che dal suo ventre si alzò in piedi quel manico già pronto ad essere scappellato e pulito di quel folto pelo. Prese la lametta, mi bagnò la patata di olio di mandorle e iniziò a rasarmi intorno alla fica, levò via prima i peli sopra il clitoride, poi quelli sulle labbra, immerse il suo capo in acqua e mi infilò la sua lingua insieme a due dita lasciando che mi stendessi intanto che con un piede massaggiavo le sue palle di già gonfie di nuovi umori. Sfogliò le labbra della mia fica con delicatezza, passandoci le lingua in mezzo e poi lentamente vi fece scivolare le lame per pulire proprio lì in mezzo accanto a quel buco che accoglieva il suo cazzo e levare via ogni cosa. Ero nuda, solo la mia carne fuori, quelle labbra rosee, quel senso di smaliziata fanciullezza mi piaceva, mi eccitava, ma più di ogni altra cosa mi eccitava l’idea di spogliare il suo cazzo di ogni pelo e di vederlo poggiato con quel ventre nudo sul mio ventre nudo. Spogli, rosei e morbidi come ragazzini, sentire il tatto, sentire quel tremolio che cammina fino allo stomaco, eccitarsi all’idea del nudo, quasi come se per la prima volta ci scoprissimo. Andrea afferrò tra le mani quella patata bianca, una fanciulla che aspettava di essere mangiata dalla sua bocca, e i miei occhi aspettavano con ansia di vedere quei due incontrarsi così carnosi e puliti, con gli umori che traslucidano addosso.
Lasciai che giocasse mentre io seduta di fronte a lui con le sue gambe in mezzo alle mie e le dita dei piedi che mi masturbavano entrando e uscendo, leccandomi, gli succhiavo l’alluce del piede e glielo massaggiava sapendo che a lui faceva impazzire. Presi anche io la lametta, gli spalmai l’olio di mandorle e iniziai lentamente a passargliela come lingua bagnata sopra al ventre e intorno, fino all’inguine; lo leccai, con la testa sott’acqua gli morsi le palle, le misi in bocca lasciandole uscire come gelato dalle mia labbra, poco dopo con una mano gli segavo il manico e con l’altra finivo si ripulire il suo cazzo di ogni pelo fino ad averlo completamente spoglio e bianco e morbido. Non so spiegarvi perché ma la cosa mi eccitava tremendamente, sarà che lo immaginavo ragazzino, uno sconosciuto, sarà che mi sembrava di averlo spogliato davvero e di sapere e vedere qualcosa che soltanto io potevo sapere e vedere. Ed ecco che eravamo entrambi rasatissimi e finalmente l’uno dentro l’altro e mi sembrava di godere di più, di sentire di più, la sua carne, la sua pelle che ancora più calde si scontravano con la mia carne e la mia pelle:
“vienimi addosso stallone mio, è questo ciò che voglio per incremarci e chiudere questo momento”.
Andrea mi portò fuori dall’acqua, mi fece sedere sul bordo, si alzò in piedi e mi inondò la faccia di sperma. E dopo quel bagno caldo, una bella colazione ci rimise in forza per continuare stavolta sotto le lenzuola fino ad addormentarci.

Il caffè era salito, la voce di Andrea mi riportò in quella stanza, la luce fuori iniziava ad affievolirsi e noi eravamo ancora digiuni ma in effetti avevamo ospiti. Mi infilai un bermuda e una magliettina e mi sedetti un po’ accanto a lui sul divano, guardammo un film mentre stesa su di lui sentivo la sua mano sul mio ventre e il mio capo poggiava leggermente sul suo sfiorando il suo cazzo.
Suonò la porta, erano Andrea ed Massimo, aprimmo sperando non si stupissero delle condizioni in cui eravamo e fummo sorpresi dei loro sguardi complici e affatto imbarazzati.
Li invitammo a sedersi sul divano con noi, dopo qualche battuta e un bicchiere di prosecco, mi chinai sul tavolino del salone per preparare una cannetta, Andrea mi sfiorava, mi stringeva i fianchi, mi leccava il collo e Massimo lo seguiva a sua volta avvinghiandosi su Andrea. Accesi quella canna e su quel divano poco a poco fummo una sola cosa l’uno nell’altro e… questa è un’altra storia.